Pierluigi Granata

Dicono di lui...

Mostra Arteteatro a Povoletto 97 (UD)

Presenza giovane e nuova, nel contesto di Arte/Teatro, Pierluigi Granata modella figure in scala ridotta descritte con precisione di particolari nei colori densi e pieni, ma lo fa anche con capacità di sintesi disponendole su un piano raffigurante parte di un cortile o di uno spazio erboso. In questo caso abbiamo quindi figure che si muovono in uno spazio preciso anche se il suo ideale prolungamento è suggerito dalla modellazione e dal colore. Questo spazio è il corral delle fattorie del Far West statunitense. I personaggi sono mandriani (cow boys), in sella a purosangue, buoi e vacche da premio.
Con un accento Naif, ma non troppo, il pensiero rivolto alla scatola dei giocattoli dell’infanzia alle pellicole e ai fumetti western, ai sogni di una prateria integra e rigeneratrice, Granata dispone le sue figure in situazioni di volta in volta diverse fermando il movimento in attimi esemplari (da istantanea): teatrino di un sogno adolescenziale attualizzato e rivisitato con finezza.
Una galleria di teste di cavalli, composte a trofeo, si avvicina al kitsch volutamente citando il gusto discutibile degli allevatori delle grandi praterie americane.

Walter Schönenberger

Mostra Personale 29/09 - 15/10/2010 Artecultura Sala Olimpia Milano-Brera

Per secoli la rappresentazione del movimento ha costituito per i pittori una sfida ancor più impegnativa che non la stessa raffigurazione dello spazio. Una sfida che poi si presenta particolarmente impegnativa quando si tratta di dipingere cavalli.
Ebbene con certezza e stupore occorre sottolineare che a questa sfida Granata abbia corrisposto nei migliore dei modi. Un dato ancora sorprendente se si riflette anche sul fatto che il suo confronto con L’arte annovera diversi aspetti tecnici.
C’è evidentemente in Granata un talento naturale per la pittura che gli consente di assimilare con facilità quanto di meglio la pittura del passato ha realizzato.
Ma quello che maggiormente colpisce nei dipinti di Granata non è tanto la sua singolare capacità di rappresentazione, ossia di cogliere con efficacia contorni e colori della forma equestre o di qualche altro soggetto, quanto e soprattutto la sua capacità di intuire quell’energia interiore dell’animale che si condensa nella tensione muscolare, nello scatto repentino per la corsa, nel profilo superbo del volto e che per Granata diventa l’elemento essenziale della sua pittura perchè dell’animale, appunto, trasmette l’intima verità psicologica.
Netta poi è la relazione che Granata elabora tra colore e disegno, ove l’uno si integra all’altro secondo una disciplina classica a cui però l’artista non fa mancare il gusto di una moderna sensibilità.

Teodosio Martucci